RIFLESSIONI DI UN PICCOLO PRESIDENTE

RIFLESSIONI DI UN PICCOLO PRESIDENTE
Come responsabile di un’ associazione che si occupa di disabilità (in particolare intellettiva e del neuro sviluppo) vorrei condividere le mie riflessioni su come le problematiche delle persone con disabilità sono state gestite dal privato sociale, in particolare dal mondo dell’associazionismo, della cooperazione e dalle famiglie durante l’emergenza Covid19. Queste ciò che ho potuto osservare: non c’è stata alcuna programmazione né a livello regionale né a livello locale; nei vari Comuni della Sicilia nessun Ente pubblico ha creato servizi alternativi contrariamente a quanto previsto dal Governo e dall’Ufficio per le politiche della persona con Disabilità in apposite linee guide; non abbiamo sentito parlare di alcun piano territoriale e, durante il lockdown, le associazioni del territorio non sono state ascoltate né dall’assessore alla famiglia né da quello della Sanità. La Regione Sicilia ha preferito invece intervenire togliendo Fondi dai Piani di Zona per sostenere le famiglie nel pagamento degli affitti e per sostenere (sempre tramite questi fondi) le cooperative e le associazioni per l’acquisto dei dispositivi di sicurezza. Inoltre, non c’è stata chiarezza al momento delle riaperture dei centri diurni o semiresidenziali in quanto i vari assessorati hanno scaricato le responsabilità sugli enti gestori, che hanno dovuto sostenere spese enormi. La gestione dell’emergenza Covid mi ha portato a concludere che, in Sicilia, una programmazione sulla disabilità non esiste. Un altro esempio è dato a mio avviso da come i 55 Distretti Socio-Sanitari hanno gestito la legge sul “Dopo di noi”: solo pochissimi distretti hanno presentato progetti alla Regione per accedere ai fondi della legge in questione e senza che vi fosse una interpretazione univoca della stessa. Lo stesso potremmo dire dei Piani di Zona per l’interpretazione della legge 328/00. Per cercare di creare prassi uniformi e condivise sul territorio associazioni come Anffas Sicilia ed ANCI hanno tenuto diversi corsi con esperti di settore, coinvolgendo naturalmente i Comuni (alcuni hanno riguardato la Legge sul Dopo di Noi o il Progetto individualizzato). Nonostante la validità della formazione e la massiccia partecipazione di funzionari e dirigenti sembra però che , come si dice dalle nostre parti, “quello che è entrato da un orecchio sia poi uscito dall’altro”. Se così non fosse, le sentenze del TAR su come si stipulano progetti di Vita ex art.14 L.328/00 e sul “Dopo di noi” sarebbero ben diverse. Se prima la Sicilia era una Regione all’avanguardia per la sua legislazione sociale adesso sembra trattare il settore con noncuranza, e ciò riguarda indistintamente tutta la classe politica sia di maggioranza che all’opposizione. Può sembrare un giudizio duro ma fa certamente riflettere che una Regione come la Sicilia, “la porta dell’Europa”, ancora non abbia ratificato la Convenzione ONU della Persona con Disabilità né modificato le varie leggi di settore. Speriamo che l’emergenza sanitaria porti a un cambiamento radicale della politica siciliana nel modo di programmare i servizi per la disabilità, ma perché questo avvenga non solo ci vuole un maggiore dialogo tra assessorato alla famiglia e assessorato alla sanità ma anche tra questi palazzi ed il mondo dell’associazionismo e della cooperazione. Lo si diceva vent’anni fa con la L.328/00 e adesso, a sottolinearlo ancora più forte, è intervenuta la riforma del Terzo settore. Voglio concludere con un mio piccolo pensiero, come responsabile legale di una piccola associazione che da 20 anni è presente nel territorio locale e regionale. Forse ci vorrebbero maggior controllo e maggiore chiarezza sulle direttive e sulle linee guida che si inviano ai distretti socio sanitari e si potrebbe/dovrebbe puntare, specie a livello sanitario, su progetti come il DAMA(Disabled Advanced Medical Assistance) presso tutte le ASP della Sicilia, così “i disabili potrebbero ammalarsi come tutti gli altri”.

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LE PROPOSTE DEL COORDINAMENTO PRO DIRITTI H PER I CANDIDATI A SINDACO DEL COMUNE DI ISPICA

LE PROPOSTE DEL COORDINAMENTO PRO DIRITTI H
PER I CANDIDATI A SINDACO DEL COMUNE DI ISPICA
Spettabili candidati a Sindaco,
qui di seguito troverete una serie di proposte che il Coordinamento Pro Diritti H Vi prega di raccogliere sin dall’inizio del Vostro mandato.
Si tratta di proposte ma soprattutto di sfide la cui importanza però è cruciale, tanto da spingerci a “sconfinare” da quello che sarebbe il nostro territorio per così dire “naturale” per non fare di queste elezioni un’occasione mancata: l’occasione di farVi promotori, forse per la prima volta, di una cittadinanza attiva ed inclusiva, che riconosca il diritto di tutti di appropriarsi della propria città trovando spazi di protagonismo per esprimersi; tutto ciò non è semplice demagogia ma concreta possibilità, che potrà realizzarsi se Voi saprete creare, per tutti, le giuste opportunità.
Ciò trova un ben preciso riferimento anche nella Classificazione Internazionale del Funzionamento (ICF) elaborato dall’OMS che definisce la disabilità non come una “mancanza” ma come uno svantaggio sociale derivante da un ambiente non “a misura di tutti”, con la logica conseguenza che spetta all’ambiente farsi carico di colmare questo gap.
È proprio su questi principi che il Pro Diritti H, forte di un’organizzazione articolata a livello Provinciale , opera anche nel Distretto Socio Sanitario n. 45, facendosi promotrice dei diritti e dell’autodeterminazione delle persone con disabilità tutte. Ecco quindi le nostre proposte:
1. Barriere Architettoniche.
Per potersi appropriare dei propri spazi, è necessario che questi siano accessibili.
Possiamo considerare l’accessibilità la “condicio sine qua non” sulla quale costruire l’impalcatura di una cittadinanza veramente inclusiva, e forse anche uno degli indici più immediatamente visibili della nostra attenzione alla disabilità: scivole non occupate da autovetture, appositi parcheggi, etc.
Il Coordinamento Vi chiede di continuare a vigilare su questi aspetti imprescindibili ad esempio riqualificando, se dal caso, palazzi antichi (prevedendo alternative alle scale) e ciò non a vantaggio solo delle persone con disabilità, ma anche delle mamme con passeggino, degli anziani, etc.
Pensiamo ancora alle nostre spiagge, spesso non coperte interamente da banchine e quindi non interamente percorribili, che trarrebbero sicuramente prestigio dalla dotazione di sedie job nei maggiori stabilimenti balneari.
A maggior ragione una città come Ispica, con la sua naturale vocazione turistica, non può prescindere dall’accessibilità delle sue spiagge, dotandole di adeguate scivole e di tutto ciò che possa consentire alle persone con disabilità desiderose di trascorrere un soggiorno presso di voi di scegliere proprio Ispica come meta delle proprie vacanze.
L’accessibilità coinvolge, naturalmente, anche i servizi di trasporto urbano ed extraurbano, che devono essere efficienti e provvisti di pedane (una persona con disabilità intellettiva difficilmente potrà guidare, ma è comunque in grado di spostarsi da solo ed ha il diritto di farlo, così come chi ha una disabilità fisica ha diritto a valide alternative all’auto).
Ciò richiederebbe un maggiore collegamento anche delle zone rurali del territorio di Ispica, dove alcune famiglie , trovandosi loro malgrado isolate ed impossibilitate a spostarsi in assenza di automobile (e ciò limita fortemente i possibili percorsi di autonomia dei ragazzi con disabilità che lì abitano)
Sempre nell’ottica di una piena condivisione degli spazi la città di Ispica si distinguerebbe certamente qualora si dotasse di tabelle sensoriali, guide turistiche accessibili (che prediligano le immagini ed informazioni scritte in maniera essenziale), una più chiara segnaletica.
Il presupposto da cui partire è che l’accessibilità, parola chiave di questo libro bianco, dà a tutti senza togliere a nessuno.
2. La Questione Peba
L’abbattimento delle barriere architettoniche non è solo questione di buon senso.
Lo prevede la legge 104/92 (art.24 comma 9) ed anche uno strumento ben preciso: i PEBA (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche), introdotti nel lontano 1986.
La legge 41/1986 prevedeva addirittura un commissariamento da parte della Regione in caso di inadempienza.
In quasi trent’anni inutile dire che ben poco di questo è stato fatto, e dire che, invece, tali strumenti di pianificazione urbanistica renderebbero l’abbattimento delle barriere architettoniche sistematico piuttosto che sporadico e dettato dalle contingenze del momento oltre che, per questa ragione, onerosi per i Comuni stessi.
E sempre restando in tema di “finanze”, la nostra opinione è quella già espressa dell’associazione Luca Coscioni: tali spese potrebbero essere considerate come un investimento “in conto capitale” perché non solo valorizzano il patrimonio dei comuni ma, garantendo la mobilità della persona con disabilità, avrebbero anche un effetto di volano per il comparto turistico.
Ecco perché si prospetta anche la possibilità di pressioni, da parte dell’ANCI, al fine di escludere queste spese dai vincoli di finanza pubblica imposti dai Governi ai Comuni (c.d “Patto di stabilità”).
L’attenzione su questo strumento è ormai stata destata e soluzioni, anche innovative, ci sono: è ora che questi strumenti di pianificazione urbanistica trovino finalmente attuazione; è ora che il diritto alla mobilità delle persone con disabilità venga garantito.
3. Lis
La lingua italiana dei segni dovrebbe essere concreta risorsa in tutti quegli uffici preposti al contatto con il pubblico (pensiamo, in primis, all’Ufficio Turistico; anche i non udenti viaggiano e non possono semplicemente “arrangiarsi”).
Noi però vogliamo andare oltre. Anche i non udenti si interessano di politica e sono cittadini, ragion per cui un interprete LIS dovrebbe essere presente nelle sedute del Consiglio Comunale.
E a chi chiediamo spesso informazioni sulla viabilità quando visitiamo una città nuova? Ai vigili urbani, ecco perché sarebbe opportuno formarli appositamente.
Discorso connesso quello della segnaletica, dove si potrebbero pensare a percorsi tattili anche per i non vedenti.
Sempre nell’ottica di una piena partecipazione sarebbe opportuno promuovere l’istituzione di una Consulta per le Associazioni, a livello sia locale che distrettuale, al fine di fare emergere le istanze del mondo della disabilità anche in sede politica.
Nelle tre maggiori commissioni (Bilancio, Politiche sociali, Lavori pubblici) proponiamo di inserire un referente scelto propria dalla consulta dell’associazionismo, così da coinvolgere il mondo della disabilità nelle scelte politiche.
Infine sarebbe auspicabile che vi fosse un Garante delle persone con disabilità a livello comunale, che si andrebbe a raccordare con la analoga figura già esistente a livello regionale.
4. Centri socio-educativi comunali e distrettuali
I centri socio-educativi sono strutture indispensabili per chi ha una disabilità intellettiva e/o relazionale in quanto rispondono ai bisogni di autonomia e di senso di persone che, una volta terminato il percorso scolastico (ma anche durante), si trovano “parcheggiate” nelle proprie abitazioni, o inserite in strutture poco consone, dove il rischio di perdere le capacità acquisite o di non sviluppare le autonomie potenziali è molto forte.
Purtroppo rileviamo una forte assenza di strutture dedicate sul territorio di Ispica, ed anche a livello distrettuale c’è ancora molto da fare.
5. Servizi, Politiche sociali e di sensibilizzazione
Come associazione fortemente vicina al mondo della disabilità siamo chiamati a confrontarci con tutte le istituzioni che vi ruotano intorno: scuola, sanità, consorzio sociale.
Ciò che purtroppo si rileva è una certa mancanza di consapevolezza su cosa significhi “disabilità” (o la si vede come un’insormontabile causa di esclusione o, all’opposto, nel tentativo di affermare l’uguale valore e dignità delle persone, si negano le differenze e le esigenze specifiche di ognuno).
Anche alle istituzioni politiche spetta di promuovere progetti che avvicinino alla conoscenza di un mondo che non è “altro” rispetto alla collettività.
Per quanto riguarda i Servizi, da tempo il Coordinamento Pro Diritti H promuove il meccanismo dell’accreditamento e ciò per una serie di ragioni: innanzitutto perché fa sì che a lavorare non siano sempre “i soliti noti” ed inoltre (ragione, questa, ancora più importante) restituisce un ruolo centrale e primario alla famiglia che sceglie a chi affidarsi nella scelta del servizio e può anche scegliere liberamente di affidarsi ad altri qualora le proprie aspettative dovessero essere disattese.
Inoltre, sulla base della nostra esperienza, si impone un aggiornamento costante sulle leggi, le prassi, le problematiche legate al mondo della disabilità, per cui sarebbe opportuno che coloro che hanno la responsabilità di farsene carico a livello comunale, quali gli assistenti sociali e i Dirigenti dei servizi sociali, fossero chiamati ad aggiornarsi quantomeno annualmente per meglio rispondere alle esigenze delle famiglie.
Il Coordinamento Pro Diritti H si mette a disposizione, qualora voleste percorrere questa strada, sia con corsi FAD sia con percorsi accreditati presso l’ordine degli assistenti sociali.
6. Inclusione scolastica e lavorativa
Quello della scuola è, purtroppo, un punto dolente a livello distrettuale ma ciò non esime Ispica (come nemmeno gli altri Comuni del Distretto Socio Sanitario) dall’occuparsi dei cicli di istruzione di pertinenza comunale, quali le scuole primarie e secondarie di primo grado.
Un capitolo apposito di bilancio dovrebbe essere destinato all’inclusione scolastica e, non insisteremo mai abbastanza su questo punto, occorre regolamentare la figura dell’ASACOM (assistente all’autonomia e alla comunicazione) che non è né un sostituto dell’insegnante di sostegno né un assistente igienico personale, ma una figura apposita che sostiene l’alunno con disabilità nei suoi bisogni di autonomia, sostenendone anche la costruzione di relazioni con il gruppo classe.
Ma non dimentichiamo l’accessibilità: le scuole del territorio lo sono tutte?
Per quanto concerne il diritto al lavoro delle persone con disabilità, sebbene questo sia legislativamente sancito ormai da molti anni, non è ancora realtà concreta.
Le persone con disabilità che lavorano o hanno avuto un’esperienza lavorativa sono ancora troppo poche, e ciò non trova una scusante in una mancanza di capacità; servono solo progetti idonei e soggetti pubblici che abbiano coraggio e voglia di farsene carico.
7. Parchi giochi accessibili
Il gioco è un diritto irrinunciabile di ogni bambino e poterlo fare in uno spazio attrezzato insieme ad altri “pari” è occasione di socialità e relazionalità.
Chiediamo quindi di attrezzare alcuni parchi giochi già esistenti (nelle scuole o nelle aree verdi pubbliche), dotandoli di strutture apposite, in modo da renderli accessibili anche a bambini in sedia a rotelle.
8. Art.14 Legge 328/00 e progetti individualizzati
Un grande sconosciuto nel mondo della disabilità è il progetto individualizzato, sebbene la legge 328/00 espressamente lo preveda all’art.14 e sebbene le sentenze della giurisprudenza non facciano che ribadirne l’importanza.
E dire che, se questo strumento venisse finalmente utilizzato, si riuscirebbe contemporaneamente in una doppia “impresa”: rendere soddisfatte famiglie e persone con disabilità e far risparmiare le amministrazioni stesse, che non si troverebbero più a dover elargire servizi “a pioggia” (che non servono), calandoli dall’alto.
Potete immaginare il progetto individualizzato come una fotografia o una mappatura di quelli che sono i bisogni della persona con disabilità, e dal punto di vista socio-assistenziale e dal punto di vista sanitario.
Ciò che, quindi, occorrerebbe fare in prima battuta sarebbe procedere con una mappatura del territorio (quante persone con disabilità ci sono? quali i loro bisogni? quali le loro aspettative? quali i loro desideri?).
Tutto ciò sia per dare a ciascuno il servizio di cui ha bisogno e a cui ha diritto (niente di più e niente di meno), sia perché queste informazioni è bene averle (potrebbero, ad esempio, servire alla Protezione Civile).
Sperando di averVi dato utili spunti su cui riflettere, auguriamo un buon lavoro alla prossima amministrazione, ricordandoVi che il Comune di Ispica ha fatto propria la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità ed è quindi tenuto a rispettarLa.
Su questo, naturalmente, il Coordinamento Pro diritti H vigilerà mettendosi a Vostra disposizione per una collaborazione che speriamo sia proficua per entrambe le parti ma, soprattutto, per le persone con disabilità.

Pillole informative – speciale avvio a.s. 2020.2021

Pillole informative – speciale avvio a.s. 2020.2021

Anffas Nazionale, per garantire un corretto avvio del nuovo anno scolastico 2020/2021 per tutti gli studenti con disabilità, le loro famiglie, insegnanti ed operatori e rafforzare ulteriormente l’azione informativa già avviata con la diffusione dell’opuscolo “Tutti a scuola!” e del “Prontuario per il corretto avvio dell’anno scolastico 2020/2021 per bambini/e, alunni/e, studenti/sse con disabilità, loro famiglie, insegnanti e operatori“, ha previsto la realizzazione di nuove pillole informative concernenti un approfondimento su alcuni aspetti in merito.

http://www.anffas.net/it/news/14442/pillole-informative-speciale-avvio-as-20202021/

ANFFAS MODICA E’ VICINA PER L’INIZIO DELL’ANNO SCOLASTICO

ANFFAS MODICA E’ VICINA PER L’INIZIO DELL’ANNO SCOLASTICO

L’inizio dell’anno scolastico 2020 presenta, rispetto agli altri anni, incertezze nuove a causa della precaria situazione sanitaria che stiamo vivendo.

Ecco perché Anffas, sia a livello nazionale che locale, sta monitorando da vicino la riapertura delle aule: evitare che l’emergenza in atto possa impedire una piena realizzazione del diritto allo studio dei nostri ragazzi con disabilità.

Andiamo quindi a ricapitolare velocemente quali sono i possibili sostegni a cui hanno diritto:

  • Sostegno didattico: l’insegnate di sostegno viene assegnato alla classe dove è presente l’alunno con disabilità per un numero di ore che viene indicato nel PEI; il Dirigente può richiedere, all’ occorrenza, l’assegnazione di ore aggiuntive.
  • Assistente per l’autonomia e la comunicazione: figura da non confondere con la prima, si occupa (come il nome stesso lascia intendere) di implementare l’autonomia e le capacità comunicative dell’alunno, per un numero di ore indicato nel PEI;
  • Assistenza igienico personale: sono i collaboratori che si occupano di accompagnare l’alunno all’interno e all’esterno del plesso scolastico per le azioni legate alla cura dell’igiene personale. Vengono designati, pena la diffida da parte della famiglia, dal Dirigente scolastico tenendo conto del genere dell’alunno;
  • Servizio di trasporto: la famiglia, all’atto dell’iscrizione, può segnalare la necessità di questo tipo di servizio per il trasporto casa-scuola e viceversa;
  • Strategie didattiche inclusive e rimodulazione degli interventi di apprendimento: categoria estremamente ampia in cui potranno e dovranno ricomprendersi tutte quelle iniziative atte a realizzare un ambiente educativo che si adatti all’alunno e alle sue esigenze di autonomia, comunicazione, relazione, apprendimento (compiti di gruppo ecc);
  • PEI (PIANO EDUCATIVO INDIVIDUALIZZATO): la fotografia dell’alunno con disabilità, del suo funzionamento, della sua situazione di partenza, degli obiettivi da perseguire nel corso dell’anno scolastico con l’indicazione dei sostegni atti a perseguirli e di come verranno modulati, con l’indicazione delle professionalità da mettere in campo e con quale frequenza (es: quante ore di sostegno settimanale? Ci sarà bisogno dell’assistente all’autonomia e la comunicazione?). Insomma, possiamo considerare il PEI come il “collante” di tutto ciò che è stato fin ora sinteticamente descritto.

Data l’assoluta importanza di questo strumento, vogliamo ricordare alle famiglie modicane e del Distretto Socio Sanitario DSS45 (Scicli, Ispcia e Pozzallo) che stanno per iniziare il nuovo anno scolastico che l’Anffas Onlus di Modica ha attivato uno sportello di segretariato sociale, il S.A.I (Servizio Accoglienza Informazione) che quotidianamente e gratuitamente offre consulenze e Informazioni alla disabilità.

Se il P.E.I di tuo figlio non ti è stato consegnato, se sei in dubbio se firmarlo o meno, se credi che forse potrebbe avere diritto a servizi aggiuntivi ma non sai se e come richiederli, presso la nostra sede riceverai non solo informazioni complete ma anche un concreto affiancamento nei rapporti con la scuola, le istituzioni, tutte le altre agenzie che a vario titolo hanno in carico la persona.

Ti aspettiamo dal Lunedi al Venerdì dalle 9:00 alle 13:00 in Via Circonvallazione Ortisiana 206 A/1.

Puoi anche chiamarci per fissare un appuntamento allo 0932/762877 o scriverci al seguente indirizzo: info@anffasmodica.it

Se sei curioso di conoscere le nostre attività puoi visitare il nostro sito www.anffasmodica.it o seguirci su FB, Twitter, YouTube e Instagram.

Prontuario per il corretto avvio dell’anno scolastico 2020/2021 per bambini/e, alunni/e, studenti/sse con disabilità, loro famiglie, insegnanti e operatori

È disponibile online il Prontuario per il corretto avvio dell’anno scolastico 2020/2021 per bambini/e, alunni/e, studenti/sse con disabilità, loro famiglie, insegnanti e operatori realizzato da Anffas Nazionale

Da sempre Anffas è in prima linea per garantire a tutti il diritto allo studio e l’inclusione scolastica, ma oggi più che mai occorre mantenere alta l’attenzione sullo svolgimento di una corretta programmazione da parte degli Istituti scolastici, tenendo conto anche delle criticità del momento, perché l’anno scolastico inizi davvero per tutti e che per i bambini/e, alunni/e, studenti/sse con disabilità siano attivati per tempo e garantiti i necessari sostegni, sin dal primo giorno di scuola.

L’esigenza di garantire l’inclusione scolastica di tutti bambini/e, alunni/e, studenti/sse con disabilità è prioritaria, tanto da essere stata ribadita anche nell’ultima “Mozione Generale” del 3 luglio 2020 adottata dall’assemblea Nazionale Anffas, rivolta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nella quale, tra l’altro, è stata chiesta “la piena, concreta e corretta attuazione della legge 107 del 2015 – “buona scuola” e dei decreti attuativi sulla riforma del sistema di inclusione scolastica” e “di garantire l’effettivo diritto alla studio degli alunni e studenti con disabilità intellettive e del neuro-sviluppo, che rappresentano oltre il 70% dell’intera popolazione scolastica con disabilità, ivi compresi i connessi servizi a carico degli enti locali in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale e sin dal primo giorno di scuola”.

Proprio per questo, Anffas Nazionale ha deciso di realizzare un ulteriore documento con cui si intende fornire alle famiglie e agli operatori un “vademecum” sulle azioni da compiere per un corretto avvio dell’anno scolastico in favore di tutti alla luce della attuale situazione emergenziale (lo stato di emergenza è attualmente dichiarato sino al 15ottobre 2020) e dell’evoluzione della riforma sulla “buona scuola”, che in queste ultime settimane sembra stia muovendo qualche piccolo passo in avanti, anche se ancora molto c’è da fare e da migliorare.

Scarica qui il Prontuario per il corretto avvio dell’anno scolastico 2020/2021

Il Referendum Costituzionale 2020 spiegato ora in versione Facile da Leggere

Il Referendum Costituzionale 2020 spiegato ora in versione Facile da Leggere

È  disponibile online un documento dedicato al referendum costituzionale del 20 – 21 settembre 2020 realizzato dal gruppo dei lettori di prova di Anffas Udine in versione facile da leggere. 

I cittadini italiani saranno infatti a breve chiamati ad esprimere la propria opinione riguardo alla riduzione del numero dei parlamentari. È quindi estremamente importante che chiunque abbia la possibilità, gli strumenti e i mezzi per comprendere a fondo ogni parte del quesito sottoposto e le conseguenze del proprio voto.

Tra i cittadini italiani chiamati a votare sono incluse anche moltissime persone con disabilità intellettive, le quali – come ribadito anche dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – hanno pieno diritto ad esercitare compiutamente tale importante diritto, ma anche ad avere i supporti adeguati per farlo.

Proprio perchè è fondamentale che anche i cittadini con disabilità intellettive comprendano le questioni sollevate dal Referendum Costituzionale per potere scegliere liberamente se e in che modo esercitare il proprio diritto di voto ed esprimere la propria opinione su questioni che riguardano l’intera comunità italiana, il documento ha come obiettivo quello di spiegare in linguaggio facile da leggere che cos’è il Referendum Costituzionale, le modalità di voto e quali saranno le ripercussioni della propria scelta.

Il documento è consultabile all’interno della sezione dedicata – documenti facile da leggere in cui sono consultabili anche altri documenti ufficiali importanti “tradotti” in versione facile da leggere e da capire.

Scarica qui il documento sul Referendum Costituzionale 2020 in versione facile da leggere di Anffas

INFORMAZIONE PER TUTTI I COMMERCIANTI E SUPERMERCATI

INFORMAZIONE PER TUTTI I COMMERCIANTI

E SUPERMERCATI 

MASCHERINE PER LE PERSONE CON DISABILITA’

Non può entrare in negozio perché senza mascherina. Difficile avere qualcosa da ridire se non fosse che “l’escluso” è un bambino, per di più autistico e quindi doppiamente esonerato, ai sensi del D.P.C.M 17/05/2020, dall’obbligo in questione.

Sull’episodio, che è già stato ampiamente riportato dai mezzi di comunicazione, non ci soffermiamo più di tanto: la madre del bambino ha denunciato pubblicamente l’accaduto ricevendo, alla fine, delle doverose scuse (del resto sarebbe stato sufficiente a tutelare la salute degli altri clienti il semplice rispetto della distanza interpersonale).

Purtroppo non si è trattato di un caso isolato.

Cogliamo quindi spunto da questi episodi per ricordare ai nostri commercianti e concittadini che spesso è quasi impossibile imporre a determinate persone con disabilità l’uso dei dispositivi di protezione: per la difficoltà di apprendere nuove routine o per una maggiore suscettibilità dal punto di vista sensoriale.

Mettiamoci però per un attimo dei panni di tante mamme di persone con disabilità (di ogni età) che, in un momento difficile come quello appena trascorso, non solo hanno visto i figli privati di tutti i servizi di cui godevano ma che non avrebbero potuto recarsi neanche a fare la spesa se non si fosse stabilito, anche a livello normativo, di introdurre eccezioni.

È quindi essenziale essere informati sul fatto che delle deroghe ci sono e vanno rispettate: la paura del contagio non deve portarci a perdere l’uso del buon senso o dell’empatia, arrivando a trattare le persone con disabilità e le loro famiglie come “untori”.

Il rischio è quello di discriminare per l’ennesima volta persone che, già da prima del lock-down, avrebbero invece avuto diritto ad una maggiore inclusione.

 

LE PICCOLE REALTA’ ASSOCIATIVE CI SENTIAMO ABBANDONATI – NEL TERZO SETTORE CI SIAMO ANCHE NOI

LE PICCOLE REALTA’ ASSOCIATIVE CI SENTIAMO ABBANDONATI

NEL TERZO SETTORE CI SIAMO ANCHE NOI

Il Covid-19 è stato (ed è ancora) una duplice emergenza: sanitaria sì, ma anche economica.

Per cercare di sostenere famiglie ed imprese in un periodo di crisi dalla durata incerta la politica ha disposto diversi tipi di aiuti a livello economico, compresa la sospensione dei canoni d’affitto. Peccato però che per le piccole associazioni private come l’Anffas Onlus di Modica sia difficile trovare un inquadramento che permetta di beneficiarne. Le bollette si accumulano, l’affitto bisogna pagarlo, ma non ci sono introiti.

Nell’attesa di capire se e quando l’associazione potrà ripartire, si cerca di programmare la tanto attesa riapertura e quindi anche le spese che si dovranno sostenere per garantire la sicurezza di chi frequenta il centro compresi DPI (guanti, mascherine, igienizzante) e test sierologici periodici (anche questi a nostro carico).

Nel nostro piccolo, crediamo in questi anni di aver offerto un servizio alla collettività non solo modicana ma anche di altri comuni, offrendo un servizio complementare rispetto all’ente pubblico. In questo momento abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, per cercare di guardare al futuro con più serenità, ecco perché Vi chiediamo di sostenerci.

https://www.anffasmodica.it/sostienici/

Legge 328/00 da Vent’anni presente nel territorio In Sicilia i Distretti Socio Sanitari ne sanno ancora poco

Legge 328/00 da Vent’anni presente nel territorio

In Sicilia i Distretti Socio Sanitari ne sanno ancora poco

Qual è lo stato dell’arte del sistema degli interventi e dei servizi sociali in Sicilia? la domanda si impone in considerazione del fatto che la legge quadro chiamata a disciplinare il settore (l’ormai famosa legge 328/00) ha compiuto vent’anni ma nella nostra Regione, diversamente da quanto avvenuto nel resto d’Italia, al posto dello strumento legislativo si preferisce continuare ad emanare Linee Guida.

Il problema è questo: dei 55 Distretti Socio-sanitari siciliani, sarà difficile trovarne due che interpretino le medesime Linee Guida allo stesso modo. Lo si è visto con la L.112/2006 (la Legge sul “Dopo di noi”, chiamata a tutelare le persone con disabilità prive di adeguato sostegno familiare), per cui ogni Distretto ha interpretato in modo diverso le Linee Guida regionali chiamate a disciplinare quali progetti tra quelli proposti fossero finanziabili e quali no.

Un esempio “virtuoso”, a nostro avviso, è dato Dal Distretto Socio-Sanitario con Ragusa capofila in cui la Presidenza viene assegnata ad ogni Piano di Zona a turnazione tra i vari Comuni che lo compongono.

A nostro avviso però questa non è l’unica criticità: l’impressione è che la tanto auspicata integrazione tra sociale e sanitario che si sarebbe dovuta realizzare con la Legge 328/00  sia, nei fatti, fallita. L’assessorato alla Sanità non può non interfacciarsi con quello alla Famiglia, altrimenti uno sbilanciamento tra le due componenti è inevitabile. Lo abbiamo visto durante l’emergenza Covid dalle disposizioni sulla riapertura dei centri: le realtà del terzo settore in Sicilia sono molto variegate, e non tutte sono ricomprese nelle previsioni del governo regionale (pensiamo ad esempio ai tanti centri finanziati con fondi della Legge 328/00 ma non iscritti all’albo dei centri diurni legge 22/86 articolo 26).

Stante la situazione attuale, facciamo un appello all’amministrazione comunale: istituire, a norma dell’art.27 della Legge 22/86, un albo dei privati che gestiscono strutture diurne o residenziali all’infuori di convenzioni con enti locali, come già fatto a Ragusa ma che, come strumento, non ha ancora adottato nessuno dei Comuni del nostro Distretto. L’iscrizione a questo albo ci permetterebbe di uscire da questa zona grigia in cui attualmente si trova non solo l’Anffas Onlus di Modica ma anche tante altre realtà del Terzo Settore che ancora oggi si chiedono se e quando potranno riaprire.