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Sviene a casa: autistico e disabile “parcheggiato” al pronto soccorso.

Un’ attesa lunga un’ora e dieci minuti. L’Anffas: “Violata la carta dei diritti”

Un’ora e dieci minuti di attesa mercoledì sera al pronto soccorso di Modica per un ragazzo autistico con gravità ritenuta alta. Il giovane modicano è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Maggiore dopo essere svenuto nella sua abitazione. Giunto al pronto soccorso, accompagnato dalla famiglia e da una volontaria dell’associazione Anffas che si occupa di lui, è rimasto in attesa attenendo il suo turno, come ogni altro paziente, nonostante esista un canale di accesso privilegiato per le persone con gravi disabilità, riconosciuto dall’ Asp 9 di Ragusa.

Si tratta della “Carta dei diritti delle persone con disabilità” che sottolinea proprio le particolari difficoltà di attesa, soprattutto per i pazienti autistici. Solo il grande lavoro della volontaria è riuscito a tenere “calmo”, se così si può dire, il giovane, in evidente stato di agitazione dal primo momento, del tutto incontrollabile dopo oltre un’ora di attesa, tanto che alla fine gli operatori sanitari hanno potuto solo provargli la pressione, senza poter fare nessun altro accertamento, per i quali di norma, tali pazienti, vengono infatti sedati.

“E’ impensabile – spiega Giovanni Provvidenza – Presidente di Anffas Modica – che un ragazzo affetto da grave autismo possa attendere come ogni altro paziente, così come è stato. La carta dei diritti delle persone con disabilità esiste ma di fatto solo a parole, tanto che mercoledì sera al pronto soccorso ci è stato detto che dovevamo aspettare come tutti gli altri, fino a quando, sotto la pressione delle nostre continue insistenze e vedendo il ragazzo ingestibile, lo hanno visitato ma senza poter concludere nulla e il ragazzo è uscito senza sapere il motivo dello svenimento perché gli hanno potuto solo provare la pressione”. Alle persone con disabilità intellettiva grave o disturbi dello spettro autistico, con evidenti difficoltà di attesa nei luoghi di diagnosi e cura, va garantito un percorso preferenziale che preveda brevi attese – si legge testualmente nella Carta pubblicata sul sito dell’azienda iblea – i tempi di intervento sanitario debbono tenere conto dello stato di disabilità, ricordare che affrettare i tempi di alcune procedure sanitarie, come il prelievo ematico, potrebbe essere vissuto come una “violenza”, vanno quindi attuati comportamenti atti a creare un ambiente “familiare e umano” mirante ad ottenere la collaborazione della persona con disabilità. Gli operatori sanitari devono aver cura di umanizzare il percorso socio-assistenziale – riabilitativo mediante atteggiamenti tesi a limitare condizioni di ostacolo anche anche di tipo fisico – posturale, quale quelli che si realizzano con il paziente su sedia a rotelle, utile durante il colloquio porsi alla stessa altezza del paziente. Per talune situazioni di disabilità particolari potrebbe rendersi necessario uno specifico supporto psicologico, con presa in carico della persona con disabilità per il periodo ritenuto necessario”. “Da tempo – spiega Provvidenza – abbiamo chiesto che venga attivato il progetto nazionale “Dama” mirato proprio a percorsi sanitari differenziati e adatti alle persone con autismo, anche alla luce del fatto che la Carta dei diritti, in vigore già dal 2013, è rimasta sempre solo a parole, tuttavia, non siamo ancora riusciti a fare attivare un progetto così importante che è già realtà in altre aziende sanitarie italiane”. “Il progetto “Dama” – spiegano dall’ Asp – è in realtà già una proposta che è stata presentata all’ azienda sanitaria di Ragusa, da Salvina Cilia, presidente di “Pro Diritti H”, su cui l’azienda sta lavorando per strutturare un percorso condiviso che venga proprio incontro ai pazienti con queste problematiche, come è giusto che sia.” Il progetto Dama, acronimo di Disabled Advanced Medical Assistence, è nato 17 anni fa dall’incontro tra Edoardo Cernuschi, fondatore e presidente di Ledha, e il dottor Angelo Mantovani, chirurgo dell’Ospedale San Paolo di Milano. Il Dama è pensato come servizio finalizzato alla presa in carico delle persone con disabilità intellettiva e neuromotoria

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